Densità e rarefazione

Il paradiso, la salvezza post-terrena, 
passa inevitabilmente da una rappresentazione 
che affonda le radici nella tradizione, 
mossa da spinte antropologiche ancestrali, 
mutuate e codificate nelle rappresentazioni medievali.
Spesso nei film questo viene rappresentato 
proprio come lo immaginiamo.
Per tanti versi, quando ci troviamo ad immaginare 
il paradiso lo incastriamo allora in un sistema 
di pensieri quasi sempre già confezionati.
Un paradiso comunque più in alto, 
comunque più bianco, con molta più luce 
e privo di sporcizie fisiche e dell’animo. 
E ancora rarefatto, di spazi infiniti popolati 
dai pochi che ci sono approdati.
Un’estensione infinita che però 
non ispira stanchezza. 
Una luce forte che abbaglia, ottunde, 
senza provocare caldo che infastidisca. 
Tutto ovattato, magari in mezzo alle nuvole, 
proprio sopra gli uomini. 
Un posto da cui sbirciarli, lì sotto, lontani. 
E magari influire sulla loro vita piccola piccola.
Così capita nel quadretto da film hollywoodiano, 
di quel genere in cui il protagonista ha la possibilità, 
per un lasso di tempo, di tornare giù 
– è proprio il caso di dirlo – a sistemare le questioni 
in sospeso, a riparare gli affetti, a sortire nuovi effetti.
Quadretto di luce che in definitiva è la ragione, 
il bene, il superamento delle tenebre, è la nuova vita 
(“vedere la luce” nel senso di nascere o rinascere). 
Luce da cui discende il bianco più bianco 
di cui sembra essere fatto il paradiso, 
colore dilavato da ogni colore, 
simbolo di purezza definitiva.
E una generale rarefazione che discende 
a questo modello probabilmente dal passaggio 
dalla moltitudine degli esseri viventi all’unità del dio, 
dalla quantità smisurata delle cose della vita, 
all’assenza di necessità di oggetti. 
Un generico da molto a poco 
che è poi una reductio ad unum. 
Se si pensa poi all’inferno, 
si evocano immagini di affollamento, calpestio, 
di densità e gravità insopportabili. 
E poi buio squarciato dal fuoco, caldo, 
matericità, gestualità convulsa.
Un paradiso di gesti appena accennati o 
comunque composti, significativi.
Un paradiso di sorrisi e appagamento, 
com’è ovvio, com’è promesso nella Promessa.
E un inferno che, neanche a dirlo, 
è proprio e soltanto il contrario.