Immoti del 2007

 A pensare al passato viene in testa il concetto di misura in senso relativo.
Relatività che baca sistematicamente il presente rendendolo sempre peggio di un trapassato non specificato in cui, dopo che fummo stati meglio, iniziammo immantinente a peggiorare.
Così succede che a questa nuova generazione di progettisti si chieda tanto e un tanto misurabile in pertiche e travi e non pagliuzze.
Un tanto misurabile come scarto da quel passato idealizzato.
E invece senza prendersi troppo sul serio - anzi facendo di questo atteggiamento una seria eresia - loro addirittura pensano costruiscono studiano lavorano con un bel sorriso difficile da tirar giù. Anzi vanno giù, ma si rialzano immediatamente e al guardone distratto non attentamente osservante sembra siano rimasti lì, proprio come prima.
Im-moti.
Sì, perché la storia ricorda solo i moti.
Movimenti.
Tumulti.
Manifesti.
Che avanzano mangiando spazio, come ampie onde smisurate visibili a occhio nudo che spruzzano, schizzano, imbrattano, occupano, sovvertono senza posa.
Accadimenti ridondanti di tesi e avvertenze,
protesi e conseguenze.
Lavori sporchi di corpi contundenti e strascichi violenti.
Sturm und drang.
E invece no.
Se guardi il giovane italiano, quello bravo, ci vuole attenzione.
È come il battere d’ali del colibrì. Hovering dell’elicottero.
Stare a mezz’aria sembrando immobile.
Una miriade di nodi caldi, progettisti in connessione costante, che si strutturano instaurando legami multipli. Un macrocristallo che calcifica silenziosamente le fratture dei “vecchi tempi” a suon di rispetto reciproco e connettivo. Senza adunate in luoghi d’incontro da incorniciare nei libri: zero cartoline.

Un’intesa che viaggia su fili che non fanno rumore, con mezzi che non si vedono passare, con esplosioni di talento che non uccidono nessuno. Si radunano in piazze che sono in nessun luogo, senza svegliare nessuno.
Ma l’importante è non pensare che la calma debba per forza venire prima della tempesta. Perché qui la tempesta è già in corso,
senza venti evidenti. E la rete cresce senza chiedere il permesso, fondandosi sulla purezza della passione e del lavoro.
Mentre tutti saranno impegnati ad aspettare lo schiocco delle dita, il trucco nel frattempo sarà avvenuto proprio nell’altra mano.